Chi è Clara Donati?
Clara Donati è l'autrice della collana Le Cose che Restano: diari guidati da regalare a una persona cara, che li riempie rispondendo a domande scritte una per una e poi li restituisce compilati. Si occupa personalmente della scrittura delle domande, che è il cuore di ogni titolo della collana.
Perché diari da scrivere, e non libri da leggere?
Perché ci sono cose che non si dicono a voce. Non è questione di coraggio: parlando non si arriva dove si arriva scrivendo. Davanti a una pagina, con una domanda sola e tutto il tempo che serve, si ragiona diversamente — si cerca la risposta migliore da dare a qualcuno a cui si vuole bene. Quella risposta, in una conversazione, non emerge.
Come nascono le domande?
Una alla volta, e nessuna arriva per prima stesura. Ogni domanda viene scritta pensando a chi si troverà con la penna in mano: una persona che magari non scrive dai tempi della scuola, che ha poco tempo e nessuna voglia di sentirsi interrogata. Se una domanda la mette in difficoltà, il diario resta vuoto — e un diario vuoto non è un regalo.
Perché poche domande e non centinaia?
Perché la quantità spaventa. Un volume che rovescia addosso domande a raffica sembra un compito assegnato, e chi lo riceve lo richiude. Nei diari della collana le domande principali sono poche e distribuite nel tempo: bastano quelle per arrivare in fondo. Chi ha voglia di scrivere di più trova domande aggiuntive e pagine libere, ma nessuno è obbligato.
Una domanda può ferire chi risponde?
Sì, ed è il rischio che considero per primo. Nessuna domanda della collana dà per scontata una famiglia unita, un'infanzia serena o un rapporto che ha retto negli anni. Un genitore separato, chi ha perso il padre da ragazzo, chi ha avuto un'adolescenza difficile: tutti devono poter rispondere senza sentirsi esclusi, né costretti a rievocare un dolore che non hanno scelto di raccontare.
Perché chiedere un episodio e non un'opinione?
Perché alle opinioni non si sa rispondere. Cosa pensi dell'amicizia lascia in bianco chiunque: è troppo grande, e la risposta suona finta anche a chi la scrive. La volta in cui ti sei sentita tradita invece porta subito da qualche parte, perché chiede un fatto accaduto. E i fatti raccontati contengono già dentro di sé quello che si è imparato.
Perché nessuna domanda somiglia a un'altra?
Perché la ripetizione è il motivo più comune per cui un diario viene abbandonato. Se al terzo capitolo si ha la sensazione di aver già risposto a quella domanda, si smette. Tengo un registro di tutte le domande di ogni titolo e verifico ogni nuova domanda contro le precedenti: se si sovrappone a una già scritta, viene riscritta o sostituita.
Cosa resta a chi riceve un diario compilato?
Qualcosa che non si compra: una calligrafia, le esitazioni tra una riga e l'altra, una voce che si riconosce in ogni frase. Anni dopo, riaprire quelle pagine è ritrovare una persona nel modo in cui parlava davvero. È la ragione per cui questi diari sono fatti per durare, nella carta e nella rilegatura.
Cosa mi appassiona di questo lavoro
Quello che tiene insieme le persone: un genitore e un figlio, due amiche da vent'anni, chi si sceglie. Sono legami che reggono su cose dette poche volte o mai, e trovare la domanda che le fa uscire è la parte più lunga del mio lavoro — e quella che mi dà più soddisfazione, perché è lì che si decide se un diario verrà riempito o lasciato vuoto in un cassetto.